Rudnev

Il caso Rudnev in Argentina: perché la ricusazione dei pubblici ministeri è diventata un imperativo guiridico

Di Alessandro Amicarelli — Quando ho scritto per la prima volta del caso di Konstantin Rudnev in Argentina, l’ho descritto come un esempio eclatante di abuso di potere da parte della procura, un procedimento guidato più dalla fantasia che dalle prove. All’epoca, avevo sottolineato l’uso improprio della detenzione preventiva, la costruzione di una narrazione sul traffico di esseri umani collegata a una “setta” ma non supportata dai fatti, e il maltrattamento istituzionale inflitto a una giovane donna, E., la cui vulnerabilità era stata trasformata nel cardine di un’accusa che si è rivelata infondata non appena si sono esaminati gli atti.

Una vittoria e l'inizio di una nuova fase: Konstantin Rudnev agli arresti domiciliari

Di Marco Respinti — Per quattordici mesi, la vita di Konstantin Rudnev si è svolta dietro le mura di Rawson, il carcere di massima sicurezza più remoto dell'Argentina. Quattordici mesi senza una condanna. Quattordici mesi senza un processo. Quattordici mesi durante i quali la Costituzione sembrava valere per tutti tranne che per lui. Il suo caso, come The European Times ha documentato, è diventato un esempio preoccupante di come le narrazioni dell'accusa possano prevalere sugli ordini giudiziari, sulle prove mediche e sui diritti umani fondamentali.

Il caso Rudnev in Argentina: la vera storia

Di Alessandro Amicarelli — Da anni difendo individui e comunità presi di mira da Stati che vedono pericoli dove non ce ne sono. Eppure, il caso di Konstantin Rudnev in Argentina si distingue — anche dopo tutto quello che ho visto — come un esempio straordinario di fantasia giudiziaria. Rudnev è ancora in carcere nonostante tre distinti provvedimenti giudiziari, ognuno dei quali ha convertito la sua detenzione in arresti domiciliari.