Ultime notizie dal Giappone: quando la fede diventa un bersaglio

Il trattamento riservato dal Giappone alla Chiesa dell'Unificazione segnala e rafforza una più ampia erosione della libertà religiosa in tutta la regione. La preoccupazione non è limitata al solo Giappone: in Corea del Sud, l'arresto odierno del presidente Lee, il leader novantacinquenne della Chiesa di Gesù Shincheonji, sulla base di accuse che appaiono irragionevoli e politicamente motivate, solleva seri interrogativi sulla direzione che Seul sta prendendo. Allo stesso modo, in Argentina, Konstantin Rudnev resta in stato di detenzione per accuse che non solo sono deboli ma, secondo i critici, del tutto infondate; uno sviluppo che si concilia malamente con un paese fondato sullo stato di diritto e che lo fa apparire, almeno in questo caso, scomodamente simile ai sistemi più autoritari della regione.

Appello per la protezione immediata e continuata da parte della polizia a favore dei membri della Religione Ahmadi della Pace e della Luce (AROPL)

14 ONG chiedono alle autorità britanniche di porre fine alle intimidazioni, alle vessazioni e alle violenze.

17 giugno 2026

Alle autorità competenti,

Noi, ONG, accademici e sostenitori dei diritti umani e della libertà religiosa qui sottoscritti, scriviamo per esprimere la nostra profonda preoccupazione riguardo al crescente fenomeno di vessazioni, violenza e intimidazioni mirate nei confronti dei membri dell'Ahmadi Religion of Peace and Light (AROPL) a Crewe, in particolare presso la Webb House, e sempre più spesso in altri luoghi in cui risiedono i membri.

Il verdetto su OneTaste è stato criticato al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite

di Alessandro Amicarelli — Si apre il 15 giugno a Ginevra la 62a sessione del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite e tra le dichiarazioni scritte già depositate figura un importante intervento della ONG CAPLC (Coordination des associations et des particuliers pour la liberté de conscience), un organismo di monitoraggio delle questioni sulla libertà religiosa accreditato presso l'ECOSOC, sul caso OneTaste. Il documento sollecita il Consiglio a esaminare le implicazioni delle condanne di Nicole Daedone e Rachel Cherwitz, condannate rispettivamente a nove e sei anni e mezzo di reclusione il 30 marzo 2026. CAPLC presenta il caso come un punto di svolta nell'interpretazione della legge sulla tratta di esseri umani, con conseguenze che si estendono ben oltre gli Stati Uniti.

Abusi da parte della procura in Argentina: una crescente preoccupazione per i diritti umani

di Alessandro Amicarelli — Negli ultimi anni, l’Argentina è stata teatro di una serie di casi penali che rivelano uno schema preoccupante: i pubblici ministeri hanno ampliato i propri poteri ben oltre i limiti fissati dalla legge, interpretando le norme in modo creativo e trattando le prove con un grado di negligenza che solleva gravi preoccupazioni in materia di diritti umani. In qualità di avvocato specializzato in diritti umani a livello internazionale, ho seguito questi sviluppi con crescente apprensione. La questione non si limita a un unico ambito o a una singola comunità. Colpisce le minoranze religiose stigmatizzate come sette, i dissidenti, gli attivisti indigeni e i cittadini comuni intrappolati negli ingranaggi di un sistema giudiziario che a volte sembra funzionare senza adeguati controlli.

«Intese»: Strasburgo condanna l’Italia per quarant’anni di esclusione dei Testimoni di Geova

di Massimo Introvigne — La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha emesso una sentenza che ridefinisce il rapporto tra lo Stato italiano e le minoranze religiose. L’11 giugno 2026 la Corte ha ritenuto all’unanimità che l’Italia ha discriminato l’associazione che rappresenta i Testimoni di Geova in Italia, escludendoli dal sistema delle cosiddette «intese». Queste intese costituiscono la porta d’accesso al principale meccanismo di finanziamento religioso del Paese, l’«otto per mille», che consente ai contribuenti di scegliere enti religiosi che ricevono lo 0,8% delle proprie imposte.

Konstantin Rudnev e l'idea di un mondo senza prigioni

Di Alessandro Amicarelli — Konstantin Rudnev ha trascorso più di un decennio dietro le sbarre. Undici di quegli anni li ha scontati in Russia dopo un processo che gli osservatori internazionali considerarono profondamente viziato. Ora è detenuto in Argentina con accuse che rispecchiano quelle usate contro di lui in Russia, una continuità che solleva serie preoccupazioni sulla circolazione transnazionale di accuse non verificate. La sua lunga esperienza di detenzione lo ha portato a sviluppare una riflessione sulla natura delle carceri e sul futuro della giustizia penale. Recentemente ha pubblicato un breve video che merita attenzione, sia per il tono che per le idee che propone.

Quando una Corte di Cassazione ignora gli standard internazionali: una riflessione sulla sentenza Rudnev

Di Alessandro Amicarelli — La sentenza del 4 giugno della Corte di Cassazione argentina sul caso Konstantin Rudnev merita un attento esame alla luce del diritto internazionale. I principi che regolano la detenzione preventiva sono tra i più consolidati nella giurisprudenza mondiale sui diritti umani. Esistono per evitare che una misura procedurale diventi una forma di punizione. Richiedono una rigorosa necessità, una valutazione individualizzata e una valutazione costante della proporzionalità.

Prima del 3 giugno: perché il caso Rudnev ha bisogno di un nuovo inizio

Di Alessandro Amicarelli — Il 3 giugno, la Corte di Cassazione argentina esaminerà la richiesta della procura di rinviare in carcere Konstantin Rudnev, attualmente agli arresti domiciliari. Tale richiesta arriva dopo un anno segnato da irregolarità procedurali, emergenze mediche e scelte investigative che hanno gravato maggiormente sulla persona meno coinvolta negli eventi che hanno dato origine al caso. Avendo seguito la questione da vicino, credo che la Corte abbia ora l’opportunità di correggere un percorso che ha causato un danno profondo e non ha prodotto alcun beneficio corrispondente per la giustizia.

Il caso Rudnev al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite: ancora una volta

di Massimo Introvigne — Il caso del maestro spirituale russo Konstantin Rudnev, detenuto in Argentina dal 2025, ha subito una svolta drammatica e profondamente preoccupante. CAP-LC e United for Human Rights hanno ora presentato una nuova dichiarazione scritta al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, avvertendo che la situazione è "significativamente peggiorata" rispetto alla precedente dichiarazione presentata durante l’ultima sessione del Consiglio.

Scientology: Berlino alla fine cede

di Massimo Introvigne — La Germania è nota per la sua affidabilità. A volte questo è impressionante, come nel caso della sua ingegneria di precisione, dei treni puntuali e degli archivi ben organizzati. Altre volte, invece, porta a situazioni bizzarre, come il fatto che per quasi trent’anni i servizi segreti interni del paese abbiano tenuto sotto controllo Scientology, ben dopo che i timori politici degli anni ’90 erano svaniti. Il Bundesamt für Verfassungsschutz (Ufficio per la Protezione della Costituzione) ha ora discretamente posto fine a questo monitoraggio, un po’ come chi chiude silenziosamente una porta che avrebbe preferito non aver mai aperto.

Il caso di Konstantin Rudnev in Argentina: una lettera aperta (25 maggio 2026)

I pubblici ministeri prevenuti che tentano di incarcerare nuovamente un uomo agli arresti domiciliari e in gravi condizioni di salute dovrebbero essere allontanati.

Noi, organizzazioni firmatarie impegnate nella difesa della libertà di religione o di credo e nella tutela dei diritti umani fondamentali, esprimiamo la nostra profonda preoccupazione per la situazione di Konstantin Rudnev, un maestro spirituale russo attualmente agli arresti domiciliari in Argentina.

Il caso Rudnev in Argentina: perché la ricusazione dei pubblici ministeri è diventata un imperativo guiridico

Di Alessandro Amicarelli — Quando ho scritto per la prima volta del caso di Konstantin Rudnev in Argentina, l’ho descritto come un esempio eclatante di abuso di potere da parte della procura, un procedimento guidato più dalla fantasia che dalle prove. All’epoca, avevo sottolineato l’uso improprio della detenzione preventiva, la costruzione di una narrazione sul traffico di esseri umani collegata a una “setta” ma non supportata dai fatti, e il maltrattamento istituzionale inflitto a una giovane donna, E., la cui vulnerabilità era stata trasformata nel cardine di un’accusa che si è rivelata infondata non appena si sono esaminati gli atti.

Una vittoria e l'inizio di una nuova fase: Konstantin Rudnev agli arresti domiciliari

Di Marco Respinti — Per quattordici mesi, la vita di Konstantin Rudnev si è svolta dietro le mura di Rawson, il carcere di massima sicurezza più remoto dell'Argentina. Quattordici mesi senza una condanna. Quattordici mesi senza un processo. Quattordici mesi durante i quali la Costituzione sembrava valere per tutti tranne che per lui. Il suo caso, come The European Times ha documentato, è diventato un esempio preoccupante di come le narrazioni dell'accusa possano prevalere sugli ordini giudiziari, sulle prove mediche e sui diritti umani fondamentali.

Il caso Rudnev in Argentina: la vera storia

Di Alessandro Amicarelli — Da anni difendo individui e comunità presi di mira da Stati che vedono pericoli dove non ce ne sono. Eppure, il caso di Konstantin Rudnev in Argentina si distingue — anche dopo tutto quello che ho visto — come un esempio straordinario di fantasia giudiziaria. Rudnev è ancora in carcere nonostante tre distinti provvedimenti giudiziari, ognuno dei quali ha convertito la sua detenzione in arresti domiciliari.

Il braccio lungo della Cina contro il Falun Gong tocca anche l’Italia

Riceviamo e pubblichiamo volentieri il rapporto inviatoci dalla Associazione Italiana Falun Dafa sulla repressione transnazionale del Partito Comunista Cinese (PCC) contro il Falun Gong. FOB si è occupata diverse volte della drammatica situazione in cui vivono i fedeli del Falun Gong (e non solo) in Cina, vittime di soprusi, incarcerazioni arbitrarie, uccisioni ed espianto forzato degli organi. La questione era arrivata anche all’attenzione del Parlamento Europeo che con una risoluzione in data 18 gennaio 2024 aveva preso posizione contro la persecuzione del Falun Gong in Cina.

Il nuovo “secolarismo manageriale” europeo sta mettendo a rischio la libertà di religione o di credo

Di Hans Noot, HRWF — In tutta Europa, il rapporto tra Stato e religione sta cambiando. Gli studi dimostrano che le restrizioni governative alla libertà religiosa hanno raggiunto i livelli più alti degli ultimi 20 anni. Nuove segnalazioni indicano una crescente pressione giuridica e sociale sulle minoranze religiose. Invece del vecchio modello che garantiva alle persone ampia libertà di vivere secondo le proprie credenze, assistiamo ora a una sorta di secolarismo "manageriale".

La necessità di una riforma in materia di libertà religiosa nell'Ungheria post-Orbán

All’indomani dell'era Orbán, l'Ungheria si trova ad affrontare il lungo e difficile compito di riparare i gravi danni inflitti al proprio panorama religioso. Nell'arco di 15 anni, centinaia di comunità religiose minoritarie sono state private del loro status giuridico, cancellate dai registri e relegate ai margini da un sistema che ha anteposto la discrezionalità politica ai diritti umani e alle libertà fondamentali. Questo schema – in cui il governo delegittima le fedi minoritarie, centralizza il controllo statale sul riconoscimento religioso e premia solo i gruppi politicamente allineati – è stato osservato in diversi paesi non democratici.

Il blitz della polizia presso l'AROPL a Crewe solleva preoccupazioni in merito alla proporzionalità

di Alessandro Amicarelli — L'operazione del 29 aprile a Crewe, dove circa 500 agenti di polizia britannici – ai quali, secondo quanto riferito, si sarebbero uniti anche agenti irlandesi e svedesi – hanno fatto irruzione nel quartier generale della Religione Ahmadi della Pace e della Luce (AROPL), ha sollevato seri interrogativi sulla proporzionalità e sull'uso della forza. L'AROPL ha presentato una denuncia alle Nazioni Unite per i maltrattamenti subiti dai suoi membri in Svezia, e alcuni ritengono che questa azione sia il risultato di segnalazioni inviate al Regno Unito dalla polizia svedese.

La Corte Suprema norvegese riabilita i Testimoni di Geova e la libertà di credo

Il 29 aprile 2026, la Corte Suprema norvegese ha cassato la sentenza con la quale ai Testimoni di Geova era stata revocata la registrazione e il conseguente accesso ai fondi statali.

La Corte ha altresì sottolineato che la soglia per negare l’accesso ai fondi statali  e alla registrazione è elevata e che l’articolo 6 della legge norvegese sulle comunità religiose deve essere interpretato alla luce dell’autonomia delle comunità religiose sancita dall’articolo 9 della CEDU, in combinato disposto con l’articolo 11.

«Diritto e Fisco 228»: La verità dietro il caso montato contro Tai Ji Men

di Alessandro Amicarelli — Prima del Giorno della Memoria della Pace 228 a Taiwan, il Partito Progressista Democratico (DPP), attualmente al governo, ha pubblicato sui social media un messaggio in cui affermava che le cicatrici della storia non vivono solo nei cuori delle famiglie delle vittime, ma anche nella sfera pubblica. Ricordare la verità, chiarire le responsabilità e rimanere vigili per evitare di ripetere gli errori del passato sono doveri condivisi da tutti i taiwanesi, indipendentemente dal partito politico, dall'etnia o dalla generazione, ha scritto il DPP.